Bambini timidi all’asilo, che parlano poco e hanno difficoltà a relazionarsi con i coetanei: dobbiamo sempre preoccuparci?
La timidezza viene sempre connotata in senso negativo, come se un bambino timido fosse automaticamente insicuro e problematico. In realtà ci sono diversi gradi di timidezza e nella maggioranza dei casi, ogni bambino impara presto a socializzare.
Bambini timidi: da cosa dipende?
Ognuno di noi ha il suo temperamento e così vale anche per i bambini! Alcuni bimbi hanno semplicemente bisogno di più tempo per lasciarsi andare.
Questo dunque non significa che tuo figlio non si aprirà mai, ma solo che necessita di un suo spazio per abituarsi all’altro. Non è detto che i bambini timidi un domani saranno anche adulti timidi. Le circostanze della vita e la crescita possono modificare il modo in cui ognuno vive le relazioni sociali. Cerchiamo di capire allora come aiutare un bambino a socializzare e quali attività possono essere consigliate.
Bambini timidi: come aiutarli?
La famiglia svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare un bambino timido. Tuttavia l’intervento sarà diverso in funzione della loro età.
Bambini timidi all’asilo
Durante il periodo pre-scolare possono essere utili questi accorgimenti:
- Lasciagli il tempo di sentirsi a proprio agio: dagli modo di prendere contatto con la situazione e poi allontanati per brevi periodi, tornando in seguito da lui. Così capirà che è in un ambiente sicuro e familiare.
- Non coccolarlo troppo quando fa le sue scenate di timidezza: così gli passi involontariamente il messaggio che è davvero in pericolo e che necessita di essere aiutato. Rassicuralo che non c’è nulla di cui preoccuparsi e che ha tempo per ambientarsi.
- Elogia i suoi atti di coraggio: quando riesce a lasciarsi andare, faglielo notare, lodalo per i suoi progressi e fagli capire che sei fiera di lui e che potrà farlo di nuovo.
- Non forzarlo mai: se un adulto con cui ha poca confidenza vuole abbracciarlo e lui si rifiuta, non forzarlo. Lo stesso discorso vale se non vuole andare a giocare con gli amichetti al parco o ad una festa di compleanno.
- Dai il buon esempio: mostra il tuo grado di socievolezza apertamente, fatti vedere sicura nella gestione delle situazioni sociali.
- Attenzione alle etichette: definire un bambino con un’etichetta è il modo peggiore per farlo sentire paralizzato dal giudizio altrui. Quando qualcuno sottolinea la sua timidezza, ridefinisci davanti a lui che “non è timido, ma ha solo bisogno di più tempo per interagire e studiare l’ambiente“.
Bambini timidi alla scuola elementare
Per combattere la timidezza a 6 anni, si possono sostenere alcuni comportamenti positivi:
- incoraggialo a giocare con gli amici: organizza pomeriggi di gioco a casa vostra o a casa di amici. In un primo momento fatti vedere disponibile, poi lascia che restino da soli a giocare.
- Invoglialo a praticare attività extrascolastiche: proponigli lo sport, un corso di musica o qualsiasi attività che possa stimolarlo ad entrare in contatto con i suoi coetanei.
- Aiutalo nelle esposizioni dei compiti: se teme le presentazioni in classe, fate le prove a casa, così inizierà a prendere dimestichezza.
- Incoraggia la sua autostima: smonta la sua visione negativa di se stesso, sottolinea i suoi punti di forza aiutandolo a riconoscere quanto vale e cosa è in grado di fare.
- Sprona l’indipendenza: essere troppo protettivi mina l’autonomia e rende insicuri. Questo atteggiamento andrà a rinforzare la chiusura e l’isolamento del bambino.
Timidezza nei bambini: quando preoccuparsi?
Completamente diverso è il caso in cui la timidezza inizia a diventare invalidante, impedendo al bambino di stringere amicizia, frequentare scuola, asilo o parco giochi. In questi casi la timidezza potrebbe essere la spia di disagi più grandi.
In alcuni casi la timidezza potrebbe essere sinonimo di un disturbo d’ansia o di episodi di bullismo ripetuti nel tempo. Se difatti il bambino viene continuamente deriso e preso in giro, il timore del giudizio esterno favorirà una progressiva chiusura. A volte invece la timidezza e l’introversione esprimono la preoccupazione per cambiamenti recenti in famiglia, problematiche di salute di un familiare, problemi economici e così via. I piccoli sono sempre molto attenti a quello che accade, anche se sembrano distratti.
Proprio per questo motivo, se pensi che questa timidezza patologica possa essere legata a qualcosa di più delicato, sarebbe opportuno chiedere una prima consulenza allo psicologo. Con l’aiuto dei genitori si riesce sempre a capire l’origine del disagio del bambino, riportando presto la serenità in casa.
Se hai necessità di aiuto, contattami per una consulenza online o se cerchi una Psicologa vicino a te a Chieti puoi raggiungermi in studio.
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