La comunicazione della diagnosi: un dilemma etico
La domanda se comunicare o meno la verità a un malato terminale è un dilemma che riguarda tante famiglie. La rivelazione della diagnosi di malattia terminale è uno shock vero e proprio.
Lutto anticipatorio e angoscia della perdita
Insieme alla malattia e alle sue inevitabili conseguenze, sia dal punto di vista fisico che psicologico, inizia a insinuarsi il pensiero che l’altro prima o poi dovrà morire. Dal momento stesso in cui viene effettuata la diagnosi, il paziente e tutta la famiglia dovranno affrontare un processo di elaborazione chiamato lutto anticipatorio.
Paura di mostrare il dolore
Una delle prime preoccupazioni che spesso blocca l’intera famiglia è quella di non mostrare il proprio dolore alla persona malata. Il bisogno di proteggere il malato porta a nascondere informazioni di ogni tipo, arrivando a bandire qualsiasi discorso legato alla malattia o alla morte.
Così facendo però si nega al malato la possibilità di esprimere tutta la sua sofferenza, i suoi dubbi, le sue paure. Tacendo sulla morte ci stiamo solo mettendo al riparo dalla nostra ansia e non aiutiamo il malato a vivere con consapevolezza l’ultima fase della sua malattia.
A volte le persone interessate non vengono neanche informate della gravità della diagnosi, viene raccontata loro una versione “soft” della malattia, a maggior ragione se si tratta di bambini e ragazzi.
La consapevolezza del malato terminale
E’ raro che un malato terminale non sia a conoscenza di come stiano realmente le cose. Gli stessi bambini riescono a percepire quanto sta accadendo, ma di fronte al velo di bugie steso da genitori e parenti, preferiscono fingere di non sapere. Così rinunciano a condividere le loro paure per non far preoccupare i loro genitori. Paradossalmente è il malato che finisce con il prendersi cura dei suoi cari.
Aiutare un malato terminale: verità e comunicazione empatica
Ecco alcuni suggerimenti utili che potrebbero aiutare a gestire questo momento nel migliore dei modi.
- La persona ha il diritto di essere informata sulla diagnosi. Questo consentirà di decidere come vivere quest’ultima fase. Generalmente la consapevolezza della fine porta all’esigenza di riparare relazioni, risanare vecchi rancori, esaudire desideri. Tacendo loro sulla diagnosi li priviamo di tutto questo.
- Condividete con loro le vostre preoccupazioni e le vostre lacrime. In questo modo anche loro potranno sentirsi liberi di esprimere le proprie emozioni. Solo parlando della morte ci si potrà avviare verso un graduale processo di accettazione e di elaborazione che, per quanto doloroso e difficoltoso, è comunque necessario.
Quando chiedere aiuto ad uno psicologo
Se senti di aver bisogno di uno spazio di ascolto per capire come elaborare questo periodo delicato, puoi valutare la possibilità di rivolgerti ad uno Psicologo. Come Terapeuta esperta in Traumi, posso aiutarti ad affrontare questo momento doloroso. Effettuo consulenze psicologiche onlineo, se cerchi una Psicologa a Chieti, puoi prenotare un appuntamento in studio.
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